Angela De Mitro — logoAngela De MitroCoach e Master Trainer certificata HPM™
Appena sotto la superficie

Quando abbiamo smesso di farci domande ?

C'è una domanda che quasi nessuno si pone più: "È questo che voglio davvero? Questa vita, l'ho scelta io? Sto bene a viverla così?"

Angela De Mitro

Sono domande semplici, quasi ingenue. Eppure la maggior parte delle persone le ha archiviate da anni, senza nemmeno accorgersene. Non perché abbiano trovato una risposta.

Ma perché a un certo punto hanno smesso di farsele.

Chi non si interroga mai su di sé, prima o poi viene costretto a farlo — da una crisi, da una perdita, da un crollo che arriva quando meno te lo aspetti.

Le domande rimandate non spariscono: aspettano.

C'è una ragione, spesso, dietro a questo silenzio: continuiamo a vivere in un certo modo perché lo sentiamo dovuto verso le persone che abbiamo accanto e che amiamo.

Senza accorgercene, entriamo in questo automatismo e lo scambiamo per amore. Ma dimentichiamo un passaggio semplice: il primo atto d'amore lo dobbiamo a noi stessi. Non è egoismo. È la base.

Diventare per se stessi un amico su cui contare sempre — questo è amarsi. Ed è solo da lì che si può davvero esserci, con autenticità, per chi si ama.

Nel frattempo, la vita continua a scorrere. Sveglia, lavoro, impegni, sera, sonno. Il giorno dopo, di nuovo. Non è la fatica a logorare — è l'assenza di attrito.

Tutto scorre così liscio da non lasciare più traccia.

E qui succede la seconda cosa, quella meno visibile: senza più domande, smette anche l'ascolto.

Perché ci si dovrebbe fermare ad ascoltare cosa si sente davvero, se non ci si sta più chiedendo niente? L'ascolto di sé non è un lusso contemplativo. È il gesto semplice di lasciare spazio ai propri segnali interni — al corpo, al respiro, a quel nodo alla gola che arriva prima ancora delle parole.

Senza domande che lo attivino, quel gesto si spegne per primo.

E quando i segnali interni restano a lungo inascoltati, non spariscono: si spengono lentamente. È quella la vera anestesia — non l'assenza di problemi, ma l'assenza progressiva di sensibilità verso se stessi.

Quello che non viene ascoltato, però, non sparisce davvero. Si sposta. Sogni e aspirazioni messi a tacere diventano tensione. La tensione, con il tempo, diventa corpo: contratture di cui, alla fine, non ci si accorge nemmeno più.

Rimettere in discussione un obiettivo, cambiare una meta, è già qualcosa.

Ma non basta, se non si torna anche a fare la cosa più semplice e più trascurata di tutte: fermarsi, e ascoltare cosa c'è davvero, prima ancora di decidere cosa farne.

Non serve una crisi per iniziare. Basta una domanda, fatta con onestà, in un giorno qualunque.
E un momento di silenzio, subito dopo, per ascoltare la risposta.

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